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Berserker: da Dickens ad Alita, da Kipling ad Aliens

17 Ago
Pagina di una saga di Hrolf Kraki del 1665

Pagina di una saga di Hrolf Kraki del 1665

Alcuni guerrieri scandinavi dell’antichità si lanciavano in battaglia con un particolare furore che atterriva tutti i nemici: erano i Berserkir, plurale del termine Berserkr.
Questa semplice informazione ha infiammato la modernità sin nel profondo, tanto da creare la multiforme entità anglofona chiamata Berserker.

Il termine è stato noto in Europa per secoli ma solo agli studiosi: perché esploda nell’immaginario collettivo bisogna aspettare l’inizio dell’Ottocento. In questo periodo le traduzioni delle antiche saghe norrene, legate all’immagine di un Medioevo scandinavo pieno di misteri e di scontri mitologici, infiammano l’Europa e nessun poeta o scrittore ne rimane immune. A questo si uniscono i diari dei viaggiatori nelle terre nordiche che sono quasi obbligati ad inserire una parentesi, magari solo un paragrafo, sui fenomenali guerrieri vichinghi che già tutti chiamano Berserker.

Hrolf Kraki in battaglia

Hrolf Kraki in battaglia

Nel dizionario etimologico scozzese di John Jamieson, datato 1808, leggiamo che a quanto pare i Berserker si nutrono di carne umana e bevono ovviamente anche il sangue delle loro vittime, non stupisce dunque che il celebre autore scozzese Sir Walter Scott nella ballata Kemp Owyne, or Kempion (nella raccolta “The Minstrelsy of the Scottish Border”, vol. III, p. 230, 1803) in un passo citi una creatura notturna dal nome warwolf, “lupo della guerra”, pensando ai Berserker che si aggiravano per i boschi coperti solo di pellicce di animali feroci. Il Warwolf che si nutre di carne umana darà ben presto origine al werewolf, e quindi i Berserker diventano… lupi mannari!

Più le saghe norrene ottengono visibilità, più si approfondisce la conoscenza dei guerrieri… più aumenta il folklore! Non è più il guerriero che vota se stesso al dio Odino, nella sua forma di Voden cioè di “furore”: si è trasformato in un vero e proprio Hulk ante litteram!

Torre degli Scacchi del XII secolo ritraente un Berserker (British Museum)

Torre degli Scacchi del XII secolo ritraente un Berserker (British Museum)

Scrivendo della sua residenza in Norvegia dal 1834 al 1836, Samuel Lang non può esimersi dal parlare dei feroci guerrieri:

Un altro uso orientale che le tribù scandinave sembrano aver conservato a lungo è quello di assumere oppio o altre droghe, che rendeva i Berserker – la classe di guerrieri che segretamente le assumeva – insensibili al pericolo e al dolore sul campo di battaglia, pieni di furia o di follia sovrumana, e li rendeva capaci di azioni muscolari al di là della natura umana.

Questo brano del Journal of a Residence in Norway (London 1836) descrive ciò che chiama Berserker-gang, traslitterazione dell’originale berserksgangr: torneremo tra poco su questo concetto perché è destinato… ad uso cinematografico!

Il 7 novembre 1868 Charles Dickens parla dei Berserker nel settimanale che ha fondato egli stesso, “All the Year Round”:

Doppiamente terribile era il vichingo quando “berserker”. Questa era un tipo violento di frenesia attribuita da vari autori ad un intenso eccitamento mentale o all’uso di droghe o bevande stimolanti. In questo stato il vichingo diventava pericoloso e avrebbe potuto essere fatale anche ai suoi compagni: se capitava in mare, avrebbe potuto distruggere la nave e massacrare metà dell’equipaggio prima che i suoi compagni potessero spiaggiarlo in qualche isola deserta. […] Tutti i grandi vichinghi diventavano “berserker” a volte.

Più che un testo estrapolato dalle saghe norrene, sembra che Dickens si diverta ad esagerare l’immagine di guerrieri che sotto l’effetto di sostanze stupefacenti si trasformavano in cieche macchine da guerra: eppure è questa l’immagine che entrerà nel background culturale anglofono.

Dobbiamo principalmente a Rudyard Kipling l’entrata nella lingua inglese, nel 1917, di un’espressione ancora oggi molto potente: to go berserk, che potremmo tradurre liberamente come “lasciarsi andare alla furia”.
Chiunque abbia mai visto un film d’azione sa che il protagonista prende botte a destra e a manca finché non arriva il combattimento finale e si vendica di tutto e tutti. Ecco, rifacendosi al concetto norreno di berserksgangr, l’esplosione di rabbia finale del protagonista viene chiamata going berserk.
Il compianto attore comico John Candy fu protagonista nel 1983 di una divertentissima parodia dal titolo Going Berserk, scritta e diretta da David Steinberg, che appunto prendeva in giro i film di genere e i loro difetti.

BerserkerCarradineParallelamente esiste una deriva “marziale” dei Berserker, e ce la introduce il celebre attore David Carradine nel suo saggio Lo spirito di Shaolin, la via del kung fu (Spirit of Shaolin, 1991):

In alcuni dipinti scandinavi di guerrieri vichinghi, si può notare uno strano personaggio. Dotato di muscoli stile body building, si erge imponente con le braccia incrociate, una spada in ciascuna mano, uno scudo rotondo legato alla schiena e nessuna armatura. A torso nudo, con braccia e gambe scoperte, vestito praticamente di nulla se non di pesanti gioielli, un sogghigno sul volto, al tempo stesso crudele e innocente, egli è in attesa dell’unico momento che gli importi nella vita: morire in battaglia. Questa entità è conosciuta come il «berserker», ossia il feroce guerriero.

Approfondisce il discorso il saggio Nazionalsocialismo esoterico (2003) di Marco Dolcetta.

Al giorno d’oggi l’espressione going berserk viene usata in inglese quando qualcuno è assalito da un furore indomabile e attacca alla cieca le persone o le cose con una forza apparentemente soprannaturale. In origine, to go berserk significava andare in battaglia indossando una camicia di pelle d’orso. Quest’ultima era segno distintivo del Berserker, un praticante di arti marziali che, pur essendo privo di una normale armatura a maglia, era così forte e feroce da essere temuto dai suoi avversari. La camicia di pelle d’orso era il simbolo che indicava che il Berserker poteva attingere alla forza dell’animale, quel potere sovrumano che nelle arti marziali orientali si manifesta come ki, l’Ónd della tradizione nordica.

Che fossero guerrieri in preda al furore o con indosso pellicce d’orso, non è questa la sede per stabilirlo: quello che conta è che l’immaginario collettivo identifica il berserk con la furia e il Berserker come un combattente feroce.

Berserker1123Il termine conosce un’ulteriore variazione nel gennaio 1967, quando lo scrittore statunitense Fred Saberhagen pubblica Berserker (in Italia, Il mondo dei Berserker, “Urania” Mondadori n. 1152, maggio 1991), il primo di una lunga serie di romanzi in cui l’umanità del futuro dovrà affrontare dei nemici fenomenali: i Berserker. Non più però guerrieri dediti alla furia, bensì potenti robot di antichissima costruzione e dotati di intelligenza artificiale.

La macchina era un’ampia fortezza, priva di vita, programmata dai suoi antichissimi e ormai estinti padroni per distruggere qualunque essere vivente. Lei e molte altre come lei rappresentavano l’eredità rimasta alla Terra in seguito a chissà quale guerra combattuta tra imperi interstellari sconosciuti, in un tempo difficilmente riconducibile a qualunque calendario Terrestre. […]
Nella sua devota e inconscia guerra contro la vita non usava tattiche prevedibili. Gli antichi e ignoti giocolieri l’avevano costruita come un fattore casuale, da sganciarsi in territorio nemico per produrre tutto il danno possibile. Gli uomini ritenevano che il suo piano di battaglia venisse scelto dalla disintegrazione di atomi a caso in un blocco isotopico già vissuto a lungo e sepolto all’interno della sua struttura. Dunque, non era nemmeno teoricamente pensabile opporle un cervello, umano o elettronico.
Gli uomini la chiamavano Berserker.

Insomma, dal ’67 la parola Berserker indica una potente macchina robotica di morte.

In psicologia il termine entra con significati legati all’Ottocento, visto che nel 1987 Armando Simón propone la nuova categoria diagnostica di «The Berserker/Blind Rage Syndrome», nel saggio omonimo raccolto in “Psychological Reports”, 1987, 60, 131-135.
Ma i lettori di fantascienza sono decisamente di più…

Il termine deve entrare molto nel profondo dell’immaginario collettivo internazionale, perché nel 1991 riappare addirittura in un manga giapponese, senza alcuna spiegazione: come se fosse la parola più di comune di tutte.
Sto parlando di Gunnm (“Sogno di una pistola”) – meglio conosciuto in Occidente con il più semplice titolo Battle Angel Alita – lunga e splendida saga fantascientifica del mangaka Yukito Kishiro, piena di riferimenti a tematiche di genere dalla fantascienza americana.

Alita scopre il suo nuovo corpo da Berserker

Alita scopre il suo nuovo corpo da Berserker

Alita è semplicemente una testa umana ritrovata in una discarica: nel futuro i corpi non avranno alcuna importanza, tutto può essere sostituito perché quasi tutte le persone si sono ormai fatte trasformare in cyborg. Senza alcuna memoria, Alita è una di queste: solamente il suo cervello è umano, tutto il resto è mutevole e sostituibile.
Lo scienziato che la trova la adotta sentendosi subito come un padre per lei, e dopo vari scarti di corpi riesce finalmente a donarle un corpo perfetto… il corpo di un Berserker!

Alcuni anni fa, ho ritrovato i resti di una nave spaziale nel fondo di una gola, a occidente. Era la prima volta che vedevo una nave spaziale, ma compresi chiaramente che si trattava di un velivolo da combattimento. Tempo fa, c’è stata una guerra nello spazio. Anche se il cervello del proprietario era morto da tempo, il corpo di questo guerriero se ne stava lì abbandonato… come se stesse aspettando un nuovo padrone.

Così il dottor Ido racconta come è venuto in possesso dell’esoscheletro Berserker che dona ad Alita, nelle primissime storie. (In Italia, nel primo volume dell’edizione Marvel Manga, febbraio 1997).
Possiamo dire che quella astronave caduta che viene trovata da Ido… sia una delle astronavi del mondo letterario di Fred Saberhagen? (Anche se le sue macchine erano esseri senzienti, non esoscheletri.)

La saga di Alita, almeno la parte più corposa (e più bella), si conclude nel marzo del 1995, ma il suo successo è tale che la fantascienza americana – ampiamente citata nel manga – non può rimanerne indifferente: la Viz Media inizia a portare in America il personaggio dal 1992 – come attesta l’unica fonte che riporti la data: Manga: The Complete Guide (2007) di Jason Thompson – e in poco tempo sembra far breccia nel cuore degli appassionati. (Tra cui c’è il regista James Cameron, che ha opzionato i diritti per un film futuro.)

Berserker contro gli Aliens

Berserker contro gli Aliens

La celebre e coraggiosa Dark Horse Comics inizia il 1995 presentando una delle tante storie a fumetti ambientate nel mondo del cinematografico Aliens. Con la firma del grande John Wagner, esce infatti Aliens: Berserker.
Del fumetto ho già parlato ieri nel mio blog Fumetti Etruschi, ma qui sottolineo che l’accezione di Wagner del termine in questione è una fusione tra Saberhagen e Alita. Nel fumetto di Aliens infatti i marines per uccidere gli xenomorfi utilizzano un Berserker, enorme robot dotato di intelligenza artificiale (che sembra appunto l’accezione di Saberhagen) però privo di coscienza propria e soprattutto bisognoso di un uomo al suo interno: è solamente un esoscheletro che non potrebbe far nulla senza la volontà umana, proprio come in Alita.
Che Wagner abbia chiamato Berserker un esoscheletro da combattimento indipendentemente dal fatto che è l’esatta accezione del manga di Alita, uscito solo qualche anno prima negli USA, sarebbe davvero una curiosa “convergenza creativa”.

Ogni forma di intrattenimento, dal cinema alla narrativa, dai fumetti ai videogiochi, si è appropriato in qualche modo del tema del Berserker e continua tutt’oggi a tenere in vita il ricordo dei fenomenali guerrieri del passato… il tutto però modificato dai vari luoghi comuni e stereotipi nati nell’Ottocento.

L.

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7 commenti

Pubblicato da su agosto 17, 2015 in Note

 

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7 risposte a “Berserker: da Dickens ad Alita, da Kipling ad Aliens

  1. Giuseppe

    agosto 17, 2015 at 1:45 pm

    Interessante e dettagliatamente sfaccettato post sulla figura del Berserker, che giustamente comprende (se si ha un minimo di dimestichezza col personaggio) anche Alita 😉 Quanto alla convergenza creativa tra Kishiro e Wagner, capita che autori geniali possano avere le medesime “illuminazioni”…
    P.S. Mi assento di nuovo per un paio di settimane, causa ferie, ed è piuttosto difficile che mi possa connettere in questo periodo… Non postare troppo, nel frattempo!

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    • Lucius Etruscus

      agosto 17, 2015 at 1:47 pm

      Sono contento che sei venuto a trovarmi qui, ma sarà difficile contenermi: proprio perché sono in ferie ne sto approfittando per produrre! Ti farò un riassunto quando torni 😀

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      • Giuseppe

        agosto 17, 2015 at 1:50 pm

        Beh, grazie in anticipo, allora 😀 😀

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  2. loscalzo1979

    agosto 17, 2015 at 1:48 pm

    Bell’articolo, non tutti conoscono l’origine di quel termine.
    Tra l’altro il terminer Berserker è citato anche in Evangelion quando lo 01 entra in quello stato nello scontro con Sachiel (il primo angelo che affronta lo 01 con Shinji a Bordo) e che più volte ritorna in quello stato di “follia guerriera” nel corso della saga.

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    • Lucius Etruscus

      agosto 17, 2015 at 1:52 pm

      Uh, grazie della dritta su Evangelion 😉
      I Berserker appaiono in un gran numero di storie, in ogni media, a volte nell’accezione “furia guerriera” a volte come semplici esoscheletri: è incredibile quanto siano penetrati nell’immaginario collettivo internazionale!
      Grazie ancora della visita ^_^

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