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Tecnologia libraria 3. Arriva la pergamena

12 Ago
Pompei, casa di Iulia Felix, affresco con papiro e tavolette per scrivere

Pompei, casa di Iulia Felix, affresco con papiro e tavolette per scrivere

Tra il 2012 e il 2013 sono stati trovati a Wadi al-Jarf, antico porto egiziano sulle rive del Mar Rosso, alcuni tra i più antichi documenti su papiro mai rinvenuti: la loro data si attesta all’incirca al 2500 a.C.
Questo vuol dire che l’usanza di scrivere su papiro è durata almeno più di tre millenni: non stupisce che al sorgere di una nuova tecnologia più d’uno storca il naso.

L’egiziana Biblioteca di Alessandria era il faro della cultura antica, e questo voleva dire che consumava una quantità ingente di papiro lasciando ben poco agli altri. Quando i Greci, comprensibilmente invidiosi del primato egizio, nel II secolo a.C. edificarono nelle terre dell’attuale Turchia la Biblioteca di Pergamo – una vera e propria “corsa al libro” in competizione con gli Egiziani – nacque un problema a cui nessuno sembrava aver pensato: non c’era abbastanza papiro per entrambe le biblioteche! In un periodo in cui si leggeva addirittura meno di oggi in Italia, le risorse non bastavano per tutti i libri.

Visto che Alessandria non aveva alcuna intenzione di rinunciare anche solo ad un foglio di papiro in favore della concorrente, tanto che Tolomeo V ne vietò espressamente l’esportazione, i Greci dovettero inventarsi qualcosa.
Andarono a rileggersi gli scritti del loro Erodoto e scoprirono che già almeno tre secoli prima in Asia Minore la contabilità non veniva tenuta su prezioso papiro, troppo costoso per semplici conti, bensì su pelli di animali: Plinio il Vecchio ci racconta che il re Eumene II di Pergamo ordinò di sviluppare quella nuova “tecnologia” per la Biblioteca.
Il successo della pelle animale per scriverci i libri, a fogli singoli invece che a rotolo come il papiro, fu così grande che ancora oggi chiamiamo il supporto “pergamena”, in omaggio alla Biblioteca di Pergamo.

I due supporti convissero per secoli ma sul finire del VII secolo il papiro cominciò rapidamente a scomparire nel nord Europa: il sorgere della dinastia Carolingia è corrisposto all’affermazione definitiva della pergamena.

Quando nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio ci racconta questa nascita della membrana Pergami (ma in realtà si limita a riportare la storia che a sua volta Marco Varrone gli ha raccontato) ha parole estasiate per descrivere il supporto: «rei qua constat inmortalitas hominum» (Naturalis Historia, Liber XIII, 21, 70), la materia di cui è fatta l’immortalità umana.

Quindi la pergamena è meglio del papiro? Curiosamente non lo pensava affatto quell’Erodoto che, citando il supporto nelle sue Storie (libro quinto, 58, 3), ha parole totalmente contrarie: «Gli Ioni chiamano da tempo antico i libri pelli [διφθέρας, difthèras] perché nel passato, per scarsezza di papiri, usavano pelli di capra e di pecora. E scrivono ancora al tempo mio molti barbari su queste pelli» (Traduzione di Piero Sgroj, 1947).
Chissà cos’avrebbe detto Erodoto se avesse saputo che l’affermazione secolare della pergamena in Europa… la si deve proprio ad una sua forte critica di quel materiale “da barbari”!

L.

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1 Commento

Pubblicato da su agosto 12, 2015 in TecnoLibri

 

Una risposta a “Tecnologia libraria 3. Arriva la pergamena

  1. agenda19892010

    agosto 12, 2015 at 6:09 pm

    Liked by 1 persona

     

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