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Tecnologia libraria 2. Lettori solitari

05 Ago

readerMalgrado le proteste dei filosofi e dei maestri di pensiero, il passaggio dall’oralità alla scrittura nel mondo greco nel V secolo a.C. creò una categoria di persone che non si era mai vista prima: i lettori solitari.
Non parlo dei filosofi che ripassavano le lezioni o degli studenti che apprendevano dai libri di testo: parlo di quel concetto assurdo per cui una persona debba leggere… per proprio piacere!
(Nel mio eBook Platone, lo schiavo filosofo, mi diverto a far stupire il filosofo del fatto che il suo ospite è un “vizioso” che pratica la lettura solitaria!)

La prima prova significativa viene ricondotta alla commedia teatrale Le Rane (405 a.C.) di Aristofane, in cui il personaggio di Dioniso afferma «Sulla nave mi leggevo l’Andromeda» (vv. 52-54). La traduzione di Ettore Romagnoli (Zanichelli 1927) è più fedele: «Fra me e me, leggevo», (ἀναγιγνώσκοντί μοι πρὸς ἐμαυτὸν, anaghignòskonti moi pros emautòn. L’idea del pros emautòn, del “fra me e me”, è davvero inedita per l’epoca, mentre quello che noi moderni rendiamo con “leggere” è anaghignòskonti, che deriva da ghignosco, da cui il latino cognosco, che vuol dire “conoscere”: leggere vuol dire che l’opera letta verrà riconosciuta, attestando l’abitudine di leggere in solitaria solo per ripassare e rinfrescare la memoria. Non a caso Platone, che aveva in antipatia la lettura solitaria, così fa dire a Socrate nel Fedro: «la scrittura può rinfrescar soltanto la memoria di cose che già si sanno».
Aristofane non spiega cosa voglia dire “leggersi l’Andromeda”, segno che leggere in solitaria era già pratica conosciuta quasi trent’anni prima della nascita di Platone: è attestato che commedie da tempo non più rappresentate erano normalmente “conosciute” tramite lettura, essendo impossibile assistervi.

Si solleva subito la critica del nostalgico: «Ciascuno ha un libro in mano», come a dire che questa strana moda sta dilagando tra la gente.
Questa frase sempre di Aristofane (ancora da Le Rane, v. 1114) viene di solito citata a testimonianza del fatto che già nel 405 a.C. la lettura privata era in voga, però va sottolineata la particolarità della frase. Il verbo manthano significa studiare ma principalmente si usa per intendere “imparare a memoria”: è il verbo che il contemporaneo Senofonte utilizzava per indicare la pratica di imparare a memoria i versi di Omero. L’uso privato del libro sembra chiaro, ma questo non veniva “letto” nel modo che noi intendiamo, bensì imparato a memoria: una forma “primitiva” di lettura, se vogliamo.

Che fosse per ripassare o per leggere “a piacere”, la pratica di appartarsi con un libro in mano era consuetudine già 2500 anni fa, e già allora i “nostalgici” la criticavano semplicemente perché era vista come una “novità modaiola”.

L.

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Pubblicato da su agosto 5, 2015 in TecnoLibri

 

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