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Tecnologia libraria 0. Introduzione

22 Lug
Da un manuale di dattilografia Mondadori del 1961

Da un manuale di dattilografia Mondadori del 1961

L’immagine che ho usato per questo post, tratta da un manuale di dattilografia Mondadori del 1961 utilizzato da mia madre, mostra degli esercizi da compiere prima di scrivere a macchina molto simili al Kuji-Kiri, i nove modi di intrecciare le dita che i ninja usavano per concentrarsi.
Oggi nessuno ricorda che scrivere grandi quantità di testi era un impegno serio e faticoso fino a pochissimo tempo fa, e a nessuno verrebbe in mente, guardando chi oggi batte con due dita sulle tastiere di PC e smartphone, che erano belli i tempi in cui bisognava esercitare le dita prima di faticare alla dura tastiera delle macchine da scrivere.

Esempio di Kuji-Kiri dal saggio "Ninjutsu" di Bruno Abietti (1986)

Esempio di Kuji-Kiri dal saggio “Ninjutsu” di Bruno Abietti (1986)

Io da bambino mi divertivo da matti a battere a macchina, eppure non mi mancano affatto i tasti che si incastrano, la noia di impostare i margini, la scocciatura di cambiare i nastri di inchiostro e il tempo perso a sistemare i piccoli errori di battitura. Né qualcuno mi porta questi esempi come simbolo della perfezione di quel metodo di scrittura contro la fredda digitazione al computer di oggi.

Io no ho mai scritto con il pennino intinto nella boccetta d’inchiostro, ma lo stesso le penne biro dei miei anni scolastici mi hanno lasciato un pessimo ricordo del potere di sporcare che ha questo liquido infame. Eppure nessuno mi dice che scrivere al PC va bene… ma vuoi mettere la bellezza di intingere nell’inchiostro o di impugnare una penna?
In realtà qualcuno lo fa, ma solo per amor di polemica e di chiacchiera inutile, perché chi dice che scrivere a penna è meglio poi non lo fa mai, a meno che non sia costretto per lavoro.

Ogni cambio di tecnologia solleva un’ondata di biasimo e di resistenza, tirando in ballo elementi che in realtà nessuno considera importanti ma che servono per annacquare ogni seria discussione, se non proprio infiammare gli animi: esaltare elementi di tecnologie passate e inventarsi vantaggi a posteriosi sono solo alibi adottati dagli amanti della polemica sterile.

Visto che mi interessa il mondo dei libri e visto che mi considero nel pieno di un periodo di transizione ineluttabile tra il cartaceo e il digitale, ho deciso di iniziare un viaggio nei profondi cambiamenti avvenuti nel modo di scrivere e di leggere.
Scoprirete che quello che è stabile e sicuro non lo è mai stato, che i supporti amati oggi erano odiati in passato e viceversa, perciò vi seccherete e vi arrabbierete: non è però colpa mia…

Chiudo sottolineando come non mi interessi stabilire se il digitale sia meglio del cartaceo, è una domanda senza senso. Il digitale ha già vinto, è solo questione di tempo perché sia chiaro a tutti: ve lo dimostrerò con una lunga serie di post.

L.

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1 Commento

Pubblicato da su luglio 22, 2015 in TecnoLibri

 

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