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Odiare i libri. Bancarelle (4)

20 Lug
"Natura morta" (1628) di Jan Davidsz de Heem

“Natura morta” (1628) di Jan Davidsz de Heem

Altro aneddoto dal rutilante mondo della misobiblìa (“odio per i libri”) in ambito bancarellario.

Tempo fa ho conosciuto un simpatico ed entusiasta bancarellario sudamericano da poco passato al mondo librario. Non so come funzioni il mondo degli ambulanti, non so se scelgono loro cosa vendere o se se lo ritrovano semplicemente sul groppone, comunque questo mi racconta che è contento di vendere libri perché la cultura, l’intelletto e bla bla bla. I soliti discorsi di chi non legge.

Qualsiasi tipo di bancarella che troverete in giro avrà la merce ben disposta ed ordinata: chi vende i libri, invece, pare sia obbligato a tenerli male, senza ordine e buttati alla rinfusa in contenitori non adatti ai libri. Mica pretenderete che un venditore metta a posto la propria merce, vero? Sta solo 18 ore al giorno a chiacchierare con i passanti: quando lo troverebbe mai il tempo?
Questo bancarellaro che ho conosciuto non fa eccezione, i suoi libri sono nel caos più totale ma ci ho trovato belle chicche.

Un giorno lo trovo in una sagra abbastanza corposa, e le cose devono andargli bene perché addirittura ha un aiutante. Ha una grossa bancarella in piazza con tantissimi libri, e forse sente il peso della responsabilità perché li sta ordinando.
Il suo aiutante non sembra entusiasta: è uno straniero di non so che nazionalità (a occhio e croce sembra indiano, ma potrei sbagliare) ed una mano fusa con un cellulare, a sua volta fuso con l’orecchio. Tutto il mondo è paese.

La scena è questa. Il bancarellaro sudamericano monta dei panchetti traballanti e provvisori dove cerca di sistemare libri senza che cadano tutti, e intanto parla all’aiutante indiano che in realtà non smette un solo secondo di parlare al proprio cellulare. «Quelli antichi, mettili tutti da una parte» gli spiega il titolare. «Vedi?» gli dice sfogliando un vecchio libro di inizio Secolo davanti agli occhi. «Qui c’è la data, e se è vecchia mettili da una parte perché costano di più.»
Lo sguardo dell’indiano è da antologia: se gli avesse detto la formula chimica dello iodio l’avrebbe trovato molto più interessante!

Morale della favola: l’aiutante indiano ha buttato i libri a casaccio con una mano sola, perché l’altra era fusa con il cellulare fuso con l’orecchio (l’avrà imparato dagli italiani, che addirittura ci guidano con una mano al cellulare) mentre il titolare ha montato panchette pencolanti continuando a ripetere, inascoltato, indicazioni su come ordinare i libri.
Mentre tutte le altre bancarelle erano perfette, tutte in ordine e tutte pulite, quella dei libri come al solito era una discarica di muffa e polvere dominata dal caos. Puoi avere tutta la buona volontà che vuoi, ma se sei solo è tutto inutile…

L.

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Pubblicato da su luglio 20, 2015 in Note

 

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