RSS

Le letture pendant e la biblioteca omofoba

08 Lug

Ospito con immenso piacere una testimonianza inviatami da Ivano Satos del blog Beati Lotofagi e Kentucky Mon Amour. Chi frequenta questi blog e chi conosce Ivano si stupisce ogni volta della eterogeneità della sua formazione culturale e dei suoi interessi intellettuali, quindi è quasi naturale che sia scontrato con l’istruzione istituzionalizzata (e cancrenizzata).

Le letture pendant e la biblioteca omofoba
all’origine della scimmia ruspante

wpid-nddf-genet.jpegOgni cosa deve essere in tinta, abbinata, per una vita pendant. Da quando veniamo al mondo la verniciata rosata o celestata ci vien inferta con la sapienza e la velocità di un colpo di spazzola affibbiata dalle sapienti mani di un barbiere giunto al termine del suo lavoro. Verniciata spesso letale come quella dorata di Goldfinger.
L’approvazione generica non riguarda solo vestiario, capigliatura e ludiche spensieratezze. Corti/lunghi; pantaloni/gonna, pistola/bambola, calcio/danza. Il marchio generico interessa anche lettere generiche. Questo solco generico si instaura quindi anche in scaffalature bibliotecarie, trasformando quegli esseri, posti a guardia di tal cultura, in controllori non diversi dai pennoni innalzati a stazione, fischiettanti Wagneriano e direttori di traffici umani.

Quando terminai il corso fotografico della Fiaf, cominciai a soddisfar bisogni generici di ragazze generiche desiderosi di impressionar pellicola, non era ancora l’era del digitale, con la loro bellezza armata a rompighiaccio. Le continue richieste di stile vintage mi portarono a colmare mia cultura glamour. Non era l’era del digitale e l’adsl era un bene di pochi, si era ancora vittime di edicole, librerie, bottegai e… bibliotecari. Recatomi in biblioteca, compilai un modulo, lungo quanto una tesi di ingegneria nucleare, sulla richiesta di libri inerenti l’evoluzione della fotografia modaiola.

Tornatovi alcuni giorni dopo, venni chiamato a gran voce da impiegata, conoscitiva come digos di mia anagrafe a sol sguardo, mentre mimetizzava sollazzo con colpi di tosse. Recatomi in suo studiolo, continuai a domandarmi ragione di tal sogghigno, che l’avea mutata in scoppiettante motore. Con man convulsivante mi indicò un’enciclopedia che dir vetusta sarebbe corteggiamento necrofilo. Su tal pila di libri la stampa a caldo avea posto, in araldico rilievo, codeste parole: “Corso di taglio e cucito”. Avvampato in volto capii origine di tetanico ghigno della megera. Senza perder tempo a spiegare errore nella loro ricerca, comunicai di aver cambiato hobby e che ora mi serviva urgentemente Notre Dame des Fleurs di Jean Genet. La contemplazione della sua paresi, non più tetanica ma bulimica, fu la genesi del mio sorriso.

Sarei un ipocrita se affermassi che tal opera sia stata la prima a sbocciar nella mia mente in quel momento. La forza, la potenza, per chi ritiene di esser appassionato di scienze sociali, è anche quella di ammettere le proprie debolezze, e sfruttarle come origine di indagine, di analisi, volgendo così la debolezza a forza, nella consapevolezza che una resistenza viene sconfitta.
Prendete il più ambiguo degli esseri, individui in cui perfino l’esser un umano è posto in dubbio, e dubitate della sua virilità. Innescherete una reazione esotermica incognita. La messa in discussione della propria genericità, anche in esseri genericamente ambigui, attiva un moto primitivo di reazione. Una regressione alla polarità irrazionale più vicina al legariano che non all’uomo di Neanderthal. La prima risposta che mi venne da dare, ma che bloccai sul nascere, fu il titolo di qualche libro masculo, camiciato nero, un libro da capa pelata!

Il rischio è proprio questo. L’etichettatura generica dei libri, ma anche di giochi e professionalità, è un serpente che si morde la coda. Un incentivo alla frustrazione di quelle persone represse che per dimostrare la loro virilità e la loro stasi generica, dubitata anche solo in tempi andati, urlano e sbraitano, idealizzando come mascolina figura la scimmia distruttrice. La scimmia distruttrice che per evolversi rade il suo capo ma non lo suo culo. La scimmia inmandriata che non potendo ruminare decide di ruspare.

Ivano Satos

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su luglio 8, 2015 in Note

 

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: