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Gemma Bovery e la precessione dei simulacri

15 Giu

Gemma Bovery 2014Nel mio nuovo racconto True Marlowe e il Re in Giallo mi diverto a citare la “precessione dei simulacri”, l’espressione del filosofo Jean Baudrillard che ho conosciuto grazie agli splendidi saggi del geografo Franco Farinelli. Quest’ultimo mi ha acceso l’immaginazione spiegandomi che la mappa non deriva dal territorio, ma è il territorio (la realtà) a venire piegato fino a farlo corrispondere alla mappa (la finzione) che abbiamo di esso.
La nostra mente del Ventunesimo secolo sciaborda di finzione, e non può esistere alcuna realtà che sia libera dal peso dei libri che abbiamo letto e dei film che abbiamo visto (o dalla musica e via dicendo): ogni realtà nasce da un background culturale di finzione da cui non può in alcun modo liberarsi: il simulacro precede appunto la realtà.

Questi argomenti li potete ritrovare un po’ in tutti i miei racconti di Marlowe semplicemente perché è un personaggio citazionista, che – esattamente come il Deadpool dei fumetti Marvel – sa di essere un personaggio citazionista e si adegua alla situazione. È un personaggio che rompe il legame tra lettore e autore, che gioca con il sense of wonder, quel patto su cui si basa la letteratura: l’autore finge di raccontare una storia vera e il lettore finge di credergli.
Se vi raccontassi di dieci ospiti che arrivano su un’isola e cominciano a morire uno alla volta… be’, potremmo stringere tutti i patti del mondo, ma è impossibile che non pensiate a Dieci piccoli indiani, perché quel simulacro precederà per sempre ogni opera che tenterà di rendere reale quella storia.

Graphic novel originale

Graphic novel originale

A sorpresa esce questi giorni in DVD italiano a noleggio un film che gioca con gli stessi identici argomenti: lo splendido Gemma Bovery (id, 2014) di Anne Fontaine, uscito nei nostri cinema il 29 gennaio scorso.
L’eclettica lussemburghese co-sceneggia – insieme al professionista Pascal Bonitzer – un film tratto da un personaggio a fumetti omonimo apparso a puntate dal 1990 sulle pagine del “The Guardian”. L’autrice, Posy Simmonds (fumettista e scrittrice di libri per ragazzi) raccoglie poi in volume le strisce nel 1999 nel graphic novel Gemma Bovery che giunge anche in Italia, edito nel 2001 dalla milanese Hazard.

Siamo nella Normandia da cartolina che tutti gli anglofoni sognano, in quella campagna da cartolina che così tanto si contrappone alla rumorosa vita di Londra. Come se ogni paese del mondo non avesse una propria campagna, dove la vita si svolge a ritmi diversi dalla città, il restauratore Charlie Bovery (Jason Flemyng) e sua moglie Gemma si trasferiscono in una casetta in Normandia. A testimoniare quanto il tutto sia fittizio, il ruolo di Gemma è ricoperto da un’attrice britannica di nome… Gemma Arterton!

I nuovi vicini di casa sono una classica famigliola di provincia: il panettiere Martin Joubert (interpretato dal titanico e sempreverde Fabrice Luchini) e sua moglie Valérie (Isabelle Candelier): sia lei che il loro figlio Julien (Kacey Mottet Klein) sono praticamente invisibili. Perché il panettiere, insoddisfatto dall’amore come il suo scrittore preferito, Gustave Flaubert, non può fare a meno di notare che la nuova vicina di casa si chiama come Emma Bovary, l’eroina che ama alla follia.

Gemma Arterton e Fabrice Luchini Foto di Jerome Prebois (© 2015 - Music Box Films)

Gemma Arterton e Fabrice Luchini
Foto di Jerome Prebois (© 2015 – Music Box Films)

Per fortuna l’autrice Simmonds e la sceneggiatrice Fontaine ci evitano il triste e noioso spettacolo di amore extraconiugale, che un film americano o italiano avrebbe sicuramente mostrato: il grottesco e indecoroso format del vecchio marito insoddisfatto e della vicina procace e provocante ha sin troppi emuli per aggiungerne un altro.
Il delizioso taglio che prende il film è tutt’altro: Gemma Bovery inizia a comportarsi incredibilmente… come Emma Bovary.

La giovane e formosa Gemma ha un gran bel dire di non conoscere il personaggio letterario di Flaubert, ma è tutto inutile: è ormai incastrata nella precessione dei simulacri. Non è una donna, è una persona – così i latini chiamavano i personaggi dei drammi teatrali – e dovrà seguire il suo personaggio di finzione fino alla fine. E Joubert sa bene quale sia la fine, così passa da un’ammirata ed estasiata osservazione di quanto la letteratura preceda la realtà… ad un intervento nella sceneggiatura a dir poco invasivo. Si divertirà a vedere Gemma ripercorrere i passi di Emma, ma ad un certo punto si ricorderà che la Bovary di Flaubert si suicida perché distrutta dall’amore: può Joubert impedire che Gemma sia troppo fedele al suo personaggio? Ha lui il diritto di cambiare la realtà… visto che essa esiste solo in funzione della letteratura?

Gemma trova in terra il libro di Emma

Gemma trova in terra il libro di Emma

Non vi svelo il finale, ma è davvero qualcosa che toglie il fiato, un’idea geniale fedele al fumetto della Simmonds ma resa perfettamente dalla Fontaine.

Dimenticate le pessime locandine italiane del film, dimenticate la giunonica attrice che fa pensare a un pruriginoso filmetto all’italiana, e preparatevi a scoprire cosa succede… quando si vuole cambiare la letteratura.

L.

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Pubblicato da su giugno 15, 2015 in Indagini

 

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