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Il prezzo delle parole

11 Mag

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Si moltiplicano le riflessioni dei blogger autopubblicati su un argomento particolarmente caldo: quanto far pagare un proprio ebook autoprodotto? Un autore indipendente non ha una casa editrice che imponga un prezzo, dunque ha la massima libertà: può pure chiedere 1000 euro per un proprio romanzo, chi glielo impedisce? Ovviamente glielo impedisce il mercato: non puoi chiedere un prezzo che nessuno è disposto a pagare, è ovvio… ma forse no, non è così ovvio.

Chi investe nei propri ebook dice giustamente: ho speso soldi per presentare sul mercato un prodotto qualitativamente accettabile, quindi perché dovrei chiedere una miseria? Non posso mettere un prezzo di copertina che non mi faccia neanche rientrare delle spese. Discorso giustissimo ma che si scontra con la ovvia regola del mercato: se nessuno ti compra l’ebook, è totalmente inutile rivendicare le spese sostenute ed appellarsi alla qualità o a qualsiasi altra giustissima e sacrosanta argomentazione.
Il prezzo lo fa il mercato, e l’alto numero di autori indipendenti che si lamentano perché vorrebbero alzare i propri prezzi non cambierà una virgola. Personalmente credo abbiano tutti ragione, ma anche questo è ininfluente.

Come giustamente fanno notare tutti, un libro ha tanta lavorazione dietro ed è questo che alza il prezzo: cioè le esatte parole che da decenni le case editrici cartacee usano per giustificare i loro prezzi di copertina. In pratica l’autore indipendente è divenuto esso stesso il proprio editore e ne usa il linguaggio.
Io credo in un altro tipo di autore indipendente, che mi sforzo di incarnare, sebbene sia dannatamente difficile e sconfortante: un autore che vuole essere letto svincolandosi da quelle politiche editoriali che invece hanno fatto dell’Italia un paese di non lettori.

Io mi dedico al selfish publishing, non ho spese perché sono un autore “che fa da sé” e fa per tre, anche se a volte riesce a trovare aiuti anche insperati.
Dunque è per questo che pubblico a 99 centesimi? Perché anche se vendo poco è pur sempre un guadagno? No, perché se volessi guadagnare avrei sbagliato mestiere: scrivere in un paese di scrittori è il modo più sicuro per non andare avanti.
Devo tenere un prezzo basso perché sono un nessuno in un paese dove vendi solo se sei qualcuno. Nessun editore avrebbe accettato il mio saggio breve sulle Ginoidi, non solo per l’argomento ma anche per l’autore: parli di cinema e libri con che autorità? Che titoli hai? Con questa filosofia hanno ammazzato la saggistica cine-letteraria in Italia, dove a scriverne sono spesso critici modaioli o vip impreparati, che parlano solo di titoli alla moda per ingraziarsi i lettori, ma è la realtà e va accettata.
Se dovessi far pagare il mio saggio quanta fatica e impegno mi è costato, altro che 99 centesimi! Ma chi spenderebbe due o tre euro per uno sconosciuto che, senza vantare titoli, parla di donne artificiali? Invece magari 1 euro per un argomento intrigante (e inedito) lo si può pure spendere.

La morale è che gli indipendenti devono volare basso? Ovviamente no, ma è innegabile che la legge del mercato non si può ovviare solo perché si pensa si meritarselo o di “stare sulle spese”: già l’Italia sta fallendo per il cancro dei “diritti acquisiti”, ci manca solo che questa piaga entri nel già morto mondo dell’editoria.
Non esiste un solo autore al mondo che abbia “diritto” ad un certo prezzo. Io posso essere più che convinto che il mio romanzo “Le mani di Madian” sia così geniale e intrigante da meritate un prezzo più alto dei 3 euro chiesti, ma visto che in pratica è invenduto devo fare un bagno di umiltà e semmai ridurne il prezzo: non è mio diritto che lo si venda a quel prezzo, semmai è una speranza…

Grazie ai prezzi contenuti il digitale sta diventando quello che il cartaceo non è più da tempo immemore: un luogo di pluralità culturale. Le politiche editoriali invocate dagli indipendenti sono quelle che hanno fatto scomparire eserciti di autori dalle nostre librerie, perché si ristampano sempre e solo i soliti noti, che costano meno. Solo svincolandosi si può aspirare ad un piatto ricco come già le librerie on line sono diventate e spero restino…

L.

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Pubblicato da su maggio 11, 2015 in Note

 

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