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Appunti tra parentesi (5)

27 Feb
Walter Matthau scrittore nel film "Due sotto il divano" (Hopscotch, 1980)

Walter Matthau scrittore nel film “Due sotto il divano” (Hopscotch, 1980)

Oggi “retorica” è una gran brutta parola, una volta invece – diciamo all’incirca fino alla metà del Novecento, prima della nascita del concetto di “linguaggio da strada” – voleva semplicemente dire “arte dello scrivere bene”.
Per fare un esempio, una pratica che la retorica metteva in guardia dall’utilizzare era l’allitterazione. «Lascia l’ascia e accetta l’accetta»: questo gioco di parole, che concepii alle elementari, illustra quanto suoni male quando due parole simili si ritrovano vicine in una frase. Non è che sia sbagliato, è solo… che suona male.
Troppi, ancora oggi, usano quasi con orgoglio l’allitterazione e non solo non ci badano: la inseriscono volutamente dovunque possono, ma questo è un altro discorso.

Come la retorica per il contenuto, ci sono regole anche per la forma: sapevate che qualsiasi segno di interpunzione (virgola, punto, ecc.) vuole uno spazio dopo e non prima? Vi sembra ovvio? Per molti non lo è.
Che c’entra tutto questo con il Selfish Publishing? C’entra, perché a meno che non vi affidiate ad un editor capace – mi permetto di consigliare Germano M., che non sa di questa mia citazione quindi se la trovate di cattivo gusto prendetevela solo con me 😛 – sarete voi che dovrete occuparvi anche della veste grafica del vostro testo.
E che ci vuole?, sento dire: ci sono i correttori e gli automatismi vari dei programmi di word processing. Fanno tutto loro, no? Certo, e magari poi il forno si pulisce da solo, come quel vecchio storico spot pubblicitario…

Se non vi fidate di software nati in mondi anglofoni, dove cioè non esistono accenti e gli apostrofi sono strane eccezioni (mentre in italiano ci sono più apostrofi e accenti che parole nel dizionario), allora dovrete avere un piccolo occhio di riguardo.

— “” «» ’

Questi sono i segni fondamentali che dovrete usare qualsiasi cosa scriviate, da un romanzo a un saggio, in digitale o in cartaceo: e tutti questi segni non sono in tastiera. Dovrete assicurarvi che gli automatismi dei vari word processor non facciano casini.
Se siete scrittori attenti solo al contenuto e non alla forma, buon per voi e smettete pure di leggermi: però poi non vi offendete se quelli come me, lettori molto sensibili anche alla forma, smettono di leggere quello che scrivete perché infastiditi da un’impaginazione sciatta.

Seccato dal peccato umano, Dio volle punirci con l’apostrofo, ed Egli disse: «Che da default sia solo un trattino verticale, quando invece la veste editoriale vuole la sua versione “svirgolata”. Che i dialoghi siano tutti contraddistinti dal trattone grande mentre la tastiera fornisce solo quello piccolo, e che infine le virgolette giuste siano quelle all’inglese, così l’uomo dovrà impazzire perché nulla di tutto questo è in tastiera.»

Ovviamente non è andata così, ma le tastiere su cui tutti scriviamo sembrano studiate per darci più problemi possibile.

Se scrivete in Microsoft Word ci penserà lui a trasformare apostrofi, virgolette e (impostandolo) anche i trattoni: ma se usate tutto il resto sarete voi a dover assicurarvi della correttezza di questi segni.
Se per esempio siete scrittori “tra parentesi”, se cioè scrivete molto usando il testo base in .TXT perché prevedete un forte uso del codice HTML, allora sarete voi stessi che dovrete fare “a manovella”.
Il rutilante mondo dell’ASCII vi offre questi codici:

’ = ALT+0146
“ = ALT+0147
” = ALT+0148
— = ALT+0151

Seeee, e mo’ devo digitare questi codici mentre scrivo?, vi starete chiedendo: lo so, è scandaloso chiedere ad uno scrittore di scrivere, ma ovviamente esiste un’alternativa: battete sui tasti quello che vi pare e poi passare tutto al vostro editor di fiducia. Non avete un editor di fiducia o non potete investire nell’editing? Allora vi toccherà adottare qualche piccolo accorgimento.

Dopo aver scritto con i codici da tastiera, quelli semplici ma inesatti per una impaginazione editoriale, alla fine potreste fare un bel “Cerca e sostituisci”: cerca trattino – e sostituisci con ALT+0151 e via dicendo. Stando ovviamente accorti a quello che sostituite, per evitare di far danni.
Ah, dimenticavo di dirvi che Bill Gates vi odia, così se cercate virgoletta semplice ” e sostituite con virgolette all’inglese “… non funziona. Uno degli automatismi di Word gli rende impossibile riconoscere i due formati, così per sostituire ecco cosa fare:

1. Aprite Microsoft Word.
2. Vedete la piccola barra strumenti in alto a sinistra? Cliccate sulla freccettina alla sua destra con il tasto sinistro del mouse.
3. Selezionate “Altri comandi”.
4. Cliccate su “Comandi più utilizzati” e selezionate “Tutti i comandi”.
5. Scorrete l’elenco fino alla lettera C e selezionate “Correzione automatica virgolette…”.
6. Cliccate su “Aggiungi” così che la voce appaia sulla finestra di destra.
7. Vi apparirà una pallina verde nella barra degli strumenti.
8. Da ora in poi, perché il vostro Word riconosca al differenza tra ” e “ basterà cliccare una vlta la palletta verde.
9. Ora però mentre scrivete non vi cambia più in automatico virgolette e apostrofi, così ripremete e torna tutto come prima.

Vi sembra una procedura mostruosamente arzigogolata per qualcosa di estremamente semplice? Sono d’accordo: l’alternativa è mandare a quel paese i Word Processor e scrivere tutto in HTML: ve la sentite? Piano piano…

Usare quei caratteri che negli anni Ottanta si chiamavano “fuori cassa” – caratteri cioè che esistono nel codice ASCII ma non trovano spazio sulla tastiera – vi dà un vantaggio: dovunque inserirete il vostro testo, rimarrà come l’avete scritto. I vari programmi di gestione del testo vi riempiranno di spazzatura invisibile che, quando andrete a trasportare il testo da una parte all’altra, potrebbe crearvi dei problemi. Non dico che ve li creerà di sicuro, ma se si può evitare l’evitabile credo sia meglio.

Vi auguro buon weekend, e se giunti fin qui siete in preda alla confusione, ottimo: vuol dire che cercherete una soluzione invece di ignorare il problema 😉

L.

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Pubblicato da su febbraio 27, 2015 in Note

 

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