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Appunti tra parentesi (2)

23 Feb

matrixChi ha iniziato a smanettare il mondo digitale sin dall’infanzia, sa che è tutto apparenza: l’unica realtà è il DOS per la programmazione e l’HTML per la visualizzazione grafica. Parlo ovviamente del mondo Windows: il Mac è un’altra cosa e non ti permette di “smanettare” quindi non lo prenderò in considerazione in questi appunti.
I “giovani d’oggi” che si sono avvicinati all’informatica con già i software a finestra hanno un forte handicap: credono che quella sia la realtà, mentre tutto il mondo è stringa, tutto il mondo è codice. È come il film Matrix: c’è la realtà che vedi e poi quella “vera”.

Per me la golden age era quando a cavallo del 1990 facevo tutto da riga di comando di DOS. Mentre però nel BASIC del Commodore64 i “comandi” erano tutti all’interno del software e per farli eseguire bastava scriverli (vuoi un listato? Scrivi “list” e vai), nel DOS erano tutti esterni, e la versione base ti dava giusto quelli essenziali. Così c’era la caccia in ogni dove alle applicazioni .EXE – tra amici informatici ci si passava di tutto, e in assenza di internet le “fonti esterne” erano i floppy o dischetti venduti in edicola! – ed ero riuscito a coprire un gran numero di operazioni con semplici codici stringa, compreso far partire la musica da un CD semplicemente digitando un codice. All’epoca potevi fare tutto, e l’unico limite era la velocità con cui riuscivi a comporre codici sullo schermo. (Io digito a 10 dita sin dai 14 anni, ma questa è un’altra storia.)

Schermata tipo di Microsoft DOS con le variabili da poter applicare a un comando

Schermata tipo di Microsoft DOS con le variabili da poter applicare a un comando

Come raccontavo nel precedente post, oggi chi si dedica al Selfish Publishing – in cui l’autore esegue personalmente ogni singolo passaggio dell’autopubblicazione – deve sapere che il suo libro non è un file .DOC o, se usa Open Office, un file .ODT: queste estensioni sono pura aria fritta. Un autore selfish quando scrive deve tenere presente che sarà lui stesso a creare un eBook (.epub) da caricare nelle librerie digitali. (Se pubblica solo su Amazon, dovrà creare un .mobi ma il discorso è lo stesso.)
Quando uno scrittore self “classico” gioca con Word, preme il suo bel pulsantino per mettere in corsivo una frase o magari formatta il paragrafo in maniera frizzante, per lui il lavoro finisce lì. Uno scrittore selfish sa che quando riverserà il testo digitale nel software per creare un eBook quel corsivo e quella formattazione potrebbero creare problemi, per ciò deve prendere provvedimenti.

adobe indesign cs4Se per impaginare il vostro libro usate Quark XPress – il più grande software editoriale mai apparso sulla terra, ma non un gran che per il digitale – non perderete i vostri accorgimenti grafici, ma non potrete applicare al vostro testo dei fogli stili che magari vi sarete preparati precedentemente: quello che copiate, così rimane, perché appena ci mettete il dito svacca tutto.
Se utilizzate Adobe InDesign – la peggiore porcata «da quando l’uomo inventò il cavallo» (cit.) ma già più efficiente nel digitale – avrete gli stessi problemi ma in più una bella sorpresa: la versione CS4 sbaglia i corsivi
Come fa un software a “sbagliare”? Semplice: se scrivete un codice in DOS e il risultato è sbagliato, è colpa vostra; se utilizzate un software grafico e il risultato è sbagliato, la colpa è sua. Perché il mondo è un codice, e se quel codice è sbagliato la realtà viene fuori sbagliata.
Adobe InDesign CS4 utilizza un codice per i corsivi che la maggior parte dei lettori di eBook non riconosce: non è colpa dei lettori, bensì di InDesign che usa male i codici HTML. Poi nella versione 5 hanno “quasi” sistemato il problema e probabilmente nella 6 sarà tutto a posto, ma questo vi fa capire come un autore non selfish non sia mai sicuro quando si affida esclusivamente agli automatismi o a software che “fanno tutto loro”.

Mi sto dilungando quindi riassumo la morale della questione: un autore selfish deve avere una infarinatura di HTML perché gli eBook sono una nuova versione grafica di una semplicissima pagina HTML: potrete usare il più sofisticato software di grafica ma il risultato è una semplice sfilza di codici che potreste creare voi stessi scrivendo semplicemente in un file .TXT.

Non è ovviamente una questione semplice, ma a questo punto continuerò la prossima volta.

L.

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Pubblicato da su febbraio 23, 2015 in Note

 

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