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Appunti tra parentesi (1)

20 Feb

shining«You know that we are living in a material world», così cantava Madonna negli anni Ottanta, ma oltre al mondo “materiale” (che poi sarebbe meglio tradurre con “materialistico”) viviamo da un po’ di tempo anche in un mondo “immateriale”. Negli ultimissimi tempi l’arte antica del Self Publishing, per cui un autore sceglie di investire in prima persona sulla propria scrittura, ha dato vita al Selfish Publishing (di cui ho già parlato): un autore cioè si occupa in prima persona di ogni singola tappa del percorso che porterà all’autopubblicazione.
Questo è possibile solo perché viviamo un immaterial world.

Autore che deve fare tutto da solo!

Autore che deve fare tutto da solo!

Fino a poco tempo fa era impossibile per una singola persona scrivere un libro e contemporaneamente avere le conoscenze tipografiche e le possibilità (monetarie e tecniche) per arrivare a stamparlo, e tantissimi autopubblicati hanno ripiegato su prodotti artigianali come semplici fotocopie rilegate con le puntine. Il progresso tecnologico ha reso economici molti processi di stampa e si è assistito ad un fenomeno curioso: i prodotti professionali hanno drasticamente perso qualità (perché le case editrici sono al risparmio forzoso) mentre quelli dilettanteschi sono migliorati esponenzialmente.
Non è però di questo che voglio parlare, non è il material world che mi interessa: voglio parlarvi dell’immaterial world… quello tra parentesi!
Che vuol dire “tra parentesi”? Be’, date un’occhiata ai corsivi che ho usato nel paragrafo precedente: sono preesistenti all’inserimento del testo in WordPress. Ma procediamo con ordine.

easyscriptChi come me lavora testi digitali sin dai primi anni Ottanta, ricorderà i primordi del word processing: tacendo dell’Easy Script per Commodore64 (che comunque svolgeva egregiamente il suo lavoro), il mitico WordStar per DOS era perfetto ma aveva un difettuccio: non aveva i corsivi. Un giorno, non ricordo da dove, arrivò il know how, la Conoscenza: uscì fuori una procedura che se la applicavi ti stampava in corsivo. Stupendo!
Piccolo problema: stampava tutto in corsivo! No problem: stampavo una pagina in tondo con lo spazio vuoto dove volevo le parole in corsivo, infilavo di nuovo il foglio nella stampante, regolavo il punto giusto su cui avevo fatto un segno, e stampavo solo le parole in corsivo. È semplice matematica, baby
L’avvento di Microsoft Word ha avuto due effetti: ha infranto la matematica (se invece in WordStar mettevi una parola lì, lì rimaneva per sempre) ma ha reso molto più facili alcuni abbellimenti grafici.

WordStar per DOS: quanti ricordi...

WordStar per DOS: quanti ricordi…

Perché sto insistendo con i corsivi? Che c’entrano con le parentesi?
È presto detto: nel passato c’è il futuro… Come dite? Non vi è chiaro? Allora spiego meglio.
Nel 1982 scrivevo saggi digitali sulla caccia al granchio. (Potete non crederci, ma è la pura verità!) Come potevo io, un ragazzino di 8 anni, scrivere qualcosa di “digitale” nei materialistici anni Ottanta? Lo facevo nella tipografia dove lavorava mio padre, fornita di pesantissimi sarcofagi con uno schermo che dubito superasse gli 8 pollici: si chiamavano MDT ed erano macchine da scrivere senza alcuna memoria interna, si scriveva direttamente su floppy disk. (Quelli da 5 pollici, mica i fighi 2,5″ degli anni Novanta!)

L'Etrusco a 8 anni!

L’Etrusco a 8 anni!

Perché sto citando questi apparecchi preistorici? Perché quando scrivevi un testo e avevi bisogno del corsivo, non dovevi fare altro che inserire un codice all’inizio e alla fine della frase in corsivo: la macchina da stampa avrebbe fatto il resto.
Easy Script non aveva nulla del genere perché in Basic non esisteva il corsivo, e WordStar funzionava diversamente. Microsoft Word aveva già introdotto i pulsanti da premere e così a molti non viene spontaneo pensare al corsivo come a qualcosa di “fisico”: nell’immaterial world sopravvive solo ciò che è material. Perché quello che vedete su Word o Open Office è solo aria, una visualizzazione senza alcuna importanza, che svanirà per magia appena passate il vostro testo in un altro software, a meno che questo non lo riconosca. E come può un software riconoscere il corsivo di un altro? Perché il “vero” corsivo è quello tra parentesi: parentesi aperta (<), una bella lettera “i” a parentesi chiusa (>). Se siete wikipediani, vale lo stesso discorso ma con le parentesi quadre.

Il corsivo non esiste: esiste solo <i> in apertura e </i> in chiusura, così come <b> </b> per il neretto e via dicendo. Chi vuole darsi al Selfish Publishing dovrà tener conto dei codici HTML perché sono loro che comandano l’immaterial world: sia che scriviate un eBook, che pubblichiate un post su WordPress, un articolo per una webzine o una pagina di Wikipedia, dovrete avere a che fare con il codice HTML. Se usate i suoi dettami, avrete scritto un testo universale che andrà bene su qualsiasi piattaforma: se avrete usato scorciatoie e automatismi, rischiate di dover rimettere le mani sul vostro testo… a meno che qualcuno non lo faccia per voi.
Visto che mi sono dilungato, continuerò la prossima volta.

L.

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Pubblicato da su febbraio 20, 2015 in Note

 

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