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Pezzi d’uomo scelti

09 Feb

CG1365

Sette sfortunati. Sette vittime. Sette anime. Esatto, proprio “anime”, visto che il film Sette anime di Gabriele Muccino ha una storia troppo identica (ma raccontata al contrario!) perché sia solo un caso…
Sette vittime di incidenti che hanno bisogno di un trapianto… ed un feroce criminale, condannato a morte, che ha sette parti del corpo perfettamente compatibili con le sette vittime. Il bisturi può iniziare a lavorare…
Dopo quarant’anni di colpevole assenza, questo mese “I Classici del Giallo Mondadori” (n.1365) rende disponibile la traduzione italiana di Valerio Riva di Pezzi d’uomo scelti (…Et mon tout est un homme, 1965), romanzo della geniale coppia letteraria Pierre Boileau – Thomas Narcejac. Era dall’edizione Garzanti del 1974 che non si avevano notizie del romanzo, che era apparso solamente nel 1967 per la collana “Il brivido e l’avventura” della Feltrinelli.

Et mon tout est un homme 1965«In noi vivono le sette parti di un solo uomo» raccontano le vittime durante le sedute del loro eccentrico Club dei Resuscitati. «Se ci separiamo, lui verrebbe, come dire?, squartato. Invece, ogni volta che ci riuniremo, lui sarà qui tra noi, simbolicamente ricostruito. Altra maniera non c’è di testimoniargli la nostra riconoscenza: se la merita.»
Di chi stanno parlando? Di Myrtil, il crudele malvivente che ha finito i suoi giorni sulla ghigliottina e che, subito dopo, è stato smembrato e sette parti del suo corpo sono state donate a sette vittime “fresche” di incidenti. Gambe, braccia, polmoni, corde vocali, stomaco… e testa. Ebbene sì, gli autori hanno sfidato ogni manuale medico e ogni linea guida scientifica per immaginare l’inimmaginabile: un trapianto di testa.
Qui entra in ballo il paradosso del parigino Roland Topor, come lo esprime nel suo romanzo L’inquilino stregato (Le locataire chimérique, 1964; in Italia, Gandini 1976) che Roman Polanski ha trasformato nel film di culto L’inquilino del terzo piano (Le locataire, 1976).

inquilino

A partire da che momento, si domandò Trelkovsky, l’individuo non è più quello che noi pensiamo? Mi tolgono un braccio, va bene. Dico: io e il mio braccio. Mi tolgono anche l’altro, dico: io e le mie due braccia. Mi amputano le gambe, dico: io e le mie membra. Tolgono il mio stomaco, il mio fegato, i miei reni, ammesso che sia possibile, dico: io e le mie viscere. Mi tagliano la testa: cosa dico? Io e il mio corpo o io e la mia testa? Con che diritto la mia testa, che dopotutto non è che un membro, si arroga il titolo di “io”? Perché contiene il cervello? Ma ci sono delle larve, dei vermi, eccetera, che non possiedono un cervello. Per questi esseri allora esistono da qualche parte dei cervelli che dicono: io e i miei vermi?
[Traduzione di Giovanni Gandini, Bompiani 2004]

Le vittime di Boileau-Narcejac – che scrivono un anno dopo il citato brano, quindi ci scommetto che lo conoscevano – si svegliano con un braccio o una gamba di Myrtil e sono sempre loro… ma quello che si sveglia con la testa? Be’, gli autori si inventano che l’identità è nel sangue, non nel cervello… Ci crediamo? Se vi sembra un trucchetto poco efficace… scoprirete che la specialità dei due scrittori è prendervi per il naso, sotto il naso!

«Questa mano destra, che ha ucciso, adesso benedice ed è pacificata. Tocca a voi fare del corpo di Myrtil un servitore fedele.»
Il prete con la mano dell’assassino – mi sia consentita questa parentesi – ricorda lo scrittore del mio Le mani di Madian, che si ritrova trapiantata addosso la mano di un assassino scrittore. Il mio romanzo strizza più l’occhio al classico francese degli anni Venti Le mani di Orlac, ma c’è comunque traccia anche del romanzo di Boileau-Narcejac, visto che la storia la conoscevo tramite la reinterpretazione cinematografica No Control. Fuori controllo (Body Parts, 1991) di Eric Red.

Et mon tout est un homme 1973«C’è solo un modo di essere morti»
«Forse adesso… ce ne sono due.»
I due geniali autori calano il lettore nell’immagine orrorifica di un mondo in cui le parti di un corpo siano intercambiabili ma soprattutto che quando si muore… si può morire completamente. Non una semplice morte in cui lo spirito abbandoni il corpo, il quale viene sepolto e pianto dai congiunti: bensì un mondo in cui la propria anima si dissolva totalmente insieme ai pezzi di carne che vengono distribuiti in giro.
A metà tra umorismo nero e orrore puro, il romanzo si dipana rapido e urticante come una frustata. Perché se sembra un’ovazione dei moderni traguardi scientifici, di una scienza oltraggiosa che non ha rispetto per alcuna oncia di carne, dall’altra testimonia l’impossibilità della riduzione umana a semplice somma delle proprie parti.
«Quando il desiderio di morire si rintana oscuramente nel sangue e nelle ossa, si manifesta alla coscienza sotto forma di rimorso.» E il rimorso… può portare al suicidio.
Quando la prima delle anime, la prima delle vittime, viene ritrovata morta per suicidio, è chiaro che l’ingranaggio si è incastrato, il corpo si sta ribellando e ogni grammo di carne di Myrtil sta gridando l’oltraggio supremo che ha subìto.

Avete un mese di tempo per comprare cartaceo questo piccolo capolavoro, e tutto il tempo che volete per acquistarlo in eBook. Subito dopo averlo letto, però, vi consiglio caldamente di comprare allo stesso prezzo (euro 2,99) il mio Le mani di Madian, romanzo che si ispira a tutta la tradizione letteraria del “corpo smembrato” 😉

L.

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Pubblicato da su febbraio 9, 2015 in Indagini, Recensioni

 

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