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Libri infranti: Il carro della morte

20 Lug

Selma Lagerlof - Il carro della morte
C’è una categoria molto particolare di libri: quei libri preziosi che finiscono nel gorgo dell’odio librario e naufragano nel mare dell’usato. Li chiamo “libri infranti”, e visto che ho scritto un racconto di Marlowe sull’argomento, in attesa di pubblicarlo voglio presentare qualche chicca della mia collezione.

Era il 29 maggio 1944 quando l’Editore De Carlo di Roma pubblicò questo libro, ed era il settembre 1944 quando sempre a Roma un compratore dalla firma incomprensibile – mi sembra di leggere Rahmat, un nome non propriamente romano! – regalò questo libro firmandolo. Perso nel vento, l’ho ritrovato io ieri, 19 luglio 2014, quasi esattamente settant’anni dopo.
Sto parlando del numero 10 della collana Biblioteca De Carlo, cioè il meraviglioso “Il carro della morte” dell’autrice Premio Nobel Selma Lagerlöf.

Nel Sud si creò la novella, nel Nord la fiaba; nel Sud nacquero Boccaccio e Bandello, nel Nord Andersen e Asbjörnsen. La novella è la vita vissuta e goduta, la fiaba è la vita sognata e creata dalla fantasia, ma così intensamente sentita da diventare realtà viva e pulsante.

Così Giovanni Bach in Prefazione presenta l’opera che sta per tradurre in italiano. Addirittura la sua viene presentata come «prima traduzione italiana», ma la falsità della frase può essere spiegata con il senso “prima traduzione di Giovanni Bach”, il che non esclude quella di altri!
Infatti già in casa posseggo una splendida copia del 1934 delle Edizioni Arcadia dello stesso romanzo, tradotto da A. Inglese con il titolo “Il carrettiere della morte”, e risulta che la Rizzoli nel 1939 l’ha fatto ritradurre da Giacomo Pesenti: in pratica malgrado quella frase, Bach è stato l’ultimo a tradurre il testo in italiano.
KörkarlenIntanto a parte notizie sparse negli anni Trenta, bisognerà aspettare decenni perché i cinefili italiani possano apprezzare lo storico film che Victor Sjöström (maestro di Bergman) ne ha tratto: quel “Körkarlen” portato in VHS italiana con il titolo “Il carretto fantasma” e presente in ogni seria scuola di cinema.

Quel che ci rende cara la grande scrittrice svedese è la sua profonda e nobile femminilità, la sua immensa pietà per tutti i miseri e i reietti, la sua grandiosa indulgenza per il peccato, il suo elevato concetto per la missione del genere umano.

continua Bach nella sua Prefazione. La in effetti è davvero universale la storia struggente di David Holm, sbandato che malgrado sorella Edit cerchi di salvare perderà la vita proprio l’ultimo dell’anno e, secondo una antica leggenda nordica, si ritroverà costretto per l’anno successivo a guidare il Körkarlen, il “carretto della morte” con cui si trasportano le anime dei defunti. Holm vivrà la penosa esperienza di trasportare le anime delle persone che in vita erano state così pazze da credere in lui e così folli da amarlo…
La storia è potente e la traduzione del 1934 è particolarmente curata e poetica, anche se (scopro) non proprio precisa, come potete notare nell’incipit che metto a confronto più sotto.

Questo piccolo libretto di 150 pagine ha vissuto 70 anni intensi prima di finire fra le mie mani: spero di riuscire a garantire un po’ di riposo al povero David Holm…

korkarlen3Originale del 1912
Det var en stackars liten slumsyster, som höll på att dö.
Hon hade fått lungsot av den snabba, häftiga sorten, och hon hade inte stått emot längre än ett år. I det längsta hade hon gått omkring och skött sina vanliga åligganden, men då det tog alldeles slut med krafterna, hade hon blivit skickad till ett sanatorium.

Traduzione di Inglese del 1934
Una povera missionaria dell’Esercito della Salute era moribonda.
Era stata assalita da una di quelle forme di consunzione, rapide e brutali, che non consentono più di un anno di vita. Finché aveva potuto, aveva continuato egualmente il suo lavoro espletando il proprio dovere; ma quando le forze più non ressero fu inviata in un sanatorio.

Traduzione di Bach del 1944
Una povera ragazza dell’Esercito della Salute era a letto malata e doveva morire!
Aveva preso la tisi galoppante e non aveva potuto resistere che un anno. Quanto più a lungo possibile aveva accudito, come il solito, al suo lavoro nella piccola e sudicia stradetta in cui abitava, ma quando fu al termine delle sue forze, venne mandata in un sanatorio.

L.

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Pubblicato da su luglio 20, 2014 in Libri infranti

 

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