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Platone, lo schiavo filosofo

01 Lug

CoverPrendendo il coraggio a due mani, ho pubblicato il mio primo eBook, che trovate nei principali e-store al piccolo prezzo di 0,99 euro.

Platone, lo schiavo filosofo” è un esperimento ardito di “pièce teatrale digitale” la cui prima bozza è apparsa l’anno scorso sulla webzineThe Circle Review”, che ringrazio per il coraggio di aver dato spazio ad un testo davvero atipico.

Ecco la trama:

Un aneddoto riportato da alcuni storici dell’antichità ci racconta di un incidente occorso al celebre filosofo Platone, che avendo fatto infuriare il tiranno Dionigi come punizione venne venduto come schiavo. La storia (semmai sia vera) si conclude velocemente con la liberazione del pensatore ma… e se invece chi doveva salvarlo non l’avesse riconosciuto? Cosa sarebbe successo se Platone fosse rimasto uno schiavo?
Questo breve testo teatrale si diverte a prendere elementi storici rigorosamente reali – personaggi, libri, eventi, idee – e a giocare con essi immaginando di quali eventi sarebbe stato protagonista Platone, lo schiavo filosofo.
In appendice una nota al testo che spiega i fatti salienti riportati e indica le fonti storiche.

Visto che il testo teatrale è fra i più antichi generi letterari dell’umanità (il romanzo ha appena 300 anni, ma già 2500 anni fa venivano scritte pièce teatrali!) ho voluto usare le possibilità dell’editoria digitale per tentare una strada davvero inusuale.

Se vi va di leggere il risultato, trovate qui l’elenco di alcuni dei principali e-store che hanno l’eBook in vendita a 0,99 euro.

L.

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6 commenti

Pubblicato da su luglio 1, 2014 in Uncategorized

 

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6 risposte a “Platone, lo schiavo filosofo

  1. Kukuviza

    aprile 17, 2018 at 1:01 pm

    Ho letto il libro: è interessantissimo. Pur avendo studiato filosofia non sapevo (oppure ho dimenticato di sapere?) di come la scrittura e la lettura venissero considerate. Ho letto anche l’articolo dove c’è l’aneddoto egizio e non è che magari il faraone non vedeva di buon occhio l’invenzione del dio perché avrebbe significato una sorta di perdita di potere? Se i pitagorici erano così segreti, non volevano che potenzialmente chiunque venisse a conoscenza di un certo sapere e volevano quindi detenere una sorta di potere conoscitivo.

    PS. Sono fantastiche le maledizioni in stile mitologico! L’alliterata “Che Apollo ti pesti un callo!” e “Che Zeus ti secchi la lingua!”. Le devo adottare dal vivo! 😀

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    • Lucius Etruscus

      aprile 17, 2018 at 1:27 pm

      ahaha ovviamente le “maledizioni mitologiche” sono licenze poetiche: non ho approfondito l’ars maledicendi dell’epoca 😛
      Contento ti sia divertita con questo mio esperimento di “teatro digitale”, anche perché avrai notato che l’epoca di Platone ha molte affinità con la nostra: viviamo in momenti di importanti transizioni osteggiate che solo i posteri sapranno giudicare con oggettività.

      A quanto pare ogni tipo di conoscenza nell’antichità era considerata segreta, nel senso che chi sapeva campava vendendo il proprio sapere – o comunque traendone vantaggio – quindi aveva tutto l’interesse a che non esistesse alcuna “condivisione”. Pitagora forse esagerava un po’, nel senso che dalle fonti che ci sono rimaste di lui – che potrebbero benissimo essere fuorvianti – ne esce il ritratto che assomiglia di più ad un santone moderno che a un grande pensatore classico. Riti strani e regole discutibili – tipo “non mangiate le fave!” – spostano la sua figura verso i culti, più che verso le scienze.

      Pensa che mesi fa mi è capitata una situazione che mi ha dimostrato quanto il “vero” pensiero di Platone fosse ispirato. Un lettore ha criticato uno stile che ho adottato in una fan fiction, ma quando gli ho parlato e gli ho spiegato il mio punto di vista, si è reso conto che in effetti era una scelta condivisibile. Il semplice scritto senza l’oralità avrebbe lasciato in lui un senso di delusione, invece i due insieme hanno creato qualcosa di positivo.
      Ovviamente il nostro bel Platonetto intendeva la cosa in modo venale – non vendeva libri, ma lezioni universitarie! – però liquidare il suo pensiero come fanno tanti, cioè di uno che scriveva libri per criticare la scrittura di libri, è davvero ingiusto.

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      • Kukuviza

        aprile 18, 2018 at 7:59 am

        Insomma alla fine bisogna ammettere che il vecchio Platone aveva almeno un po’ di ragione!

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      • Lucius Etruscus

        aprile 18, 2018 at 8:22 am

        Il suo discorso, troppo spesso frainteso, era giusto ma solamente finché l’autore è in vita: l’oralità non ha più senso alla sua morte. Forse pensava ad una “catena” di allievi che tramandasse il suo pensiero, ma è ovvio che questo sistema non funziona.
        L’autore è condannato a veder frainteso il suo messaggio da una parte dei lettori, il problema è un altro: è conservare quel messaggio. L’oralità non garantisce la conservazione, figurarsi la correttezza del testo. L’Iliade è stata tramandata oralmente per secoli ma la conosciamo solo perché ad un certo punto è stata scritta, con sicuramente molte più manomissioni di quanto immaginasse la versione “originale”.
        Invece Platone secondo me sbagliava nell’osteggiare il “nuovo formato”, esattamente come tutti i grandi l’hanno osteggiato prima di dovercisi inchinare. (Tempo fa nel mio blog ho fatto una rassegna di illustri dichiarazioni contro le nuove tecnologie librarie, che regolarmente si sono rivelate inutili perché il “nuovo formato” è poi entrato in vigore.)
        Opporsi alle novità non è mai servito a molto, men che meno in ambito librario: ogni volta che ci si scaglia contro un formato nuovo lo si rende più forte.

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      • Kukuviza

        aprile 18, 2018 at 12:32 pm

        Mi sono rotolata al leggere la frase “In un periodo in cui si leggeva addirittura meno di oggi in Italia,…” XD
        E’ proprio vero che la storia si ripete in continuazione. E poi dare questo valore enorme al supporto mette quasi il libro alla stregua di quei parallelepipedi usati sugli scaffali nelle stanze delle riviste di arredamento. Anche l’Aretino e il suo Petrarchetto…dai!
        Certo che però se all’epoca di Platone leggevi per poi imparare a memoria…ma quanti libri potevi mai leggere? Mica poi tanti. Oppure avevano tutti memorie da elefante?

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      • Lucius Etruscus

        aprile 18, 2018 at 1:41 pm

        Sicuramente l’allenavano più di oggi, ma hai ragione: tecnicamente potevano leggere una parte infinitesimale di quanto noi oggi possiamo (anche se molti non vogliono 😛 ) e questa possibilità ce la dà una tecnologia del libri osteggiata e disprezzata ma potenziata come non mai nella storia.

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