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Il diavolo innamorato

28 Nov

Nell’imminenza dell’uscita domani di Chiamatemi Marlowe, la ristampa digitale del decimo racconto dell’investigatore bibliofilo Cristoforo Marlowe, è il caso di accantonare il drammaturgo Christopher Marlowe e la sua creatura Faust (di cui si è parlato nei post dei giorni precedenti) per aprire una parentesi su un’altra opera importante ai fini del mio racconto: Il diavolo innamorato (Le Diable Amoureux) di Jacques Cazotte.
Ecco un estratto dalla deliziosa edizione Sonzogno 1928, con traduzione di V. Folco:

«Io non mi chiamo Biondetta… Tu mi hai dato questo nome: m’era ben lusinghiero. Lo portavo con piacere… Ma ora tu devi sapere chi io sia… Io sono il Diavolo! […] La vostra razza rifugge dalla verità: non è che accecandovi che vi si può rendere felici.»

Nel 2005 l’editore della casa editrice Donzelli si rende conto che Il diavolo innamorato è ormai introvabile in libreria, fuori catalogo da tempo immemore. (Nel mercato dell’usato si trova ampiamente, visto che senza cercarle io ne ho trovate addirittura quattro edizioni diverse, ma è compensibile che il lettore medio aspetti in libreria che i libri gli caschino in mano…)
Meritoriamente l’editore decide di ristampare l’opera di fine Settecento, ricordandosi che nel racconto L’arte della divinazione di Andrea Camilleri il celebre Montalbano afferma di conoscere l’opera di Cazotte. «Chiedere a Camilleri di farsi complice? Quale sulfurea diavoleria poteva mettere insieme Andrea Camilleri e Jacques Cazotte?» Alla fine la semplice idea di un’introduzione autorevole si tramuta in ben altro: una rielaborazione di Camilleri del Diavolo innamorato.

Ma di cosa parla l’opera che valse a Cazotte accuse ignominiose e che da più di due secoli affascina lettori di tutto il mondo? L’evocazione del diavolo, già trattata da Marlowe del suo Faust? Sì, ma non solo. Il satanismo che i lettori amano segretamente dalla nascita dell’editoria? Sì, ma non solo. Il fatto che leggenda vuole tutta la trama del romanzo essere una metafora del rito di una messa nera? Boh, a chi piace… Ma non solo.È probabilmente un motivo molto più banale: la storia di Biondetta, la diavolessa che dovrebbe dannare il protagonista e invece lo salva perché se ne innamora perdutamente, non può lasciare indifferente il lettore. Se anche un diavolo può capire cos’è l’amore… forse ci riusciranno anche gli uomini.

In attesa, domani, di scoprire cosa c’entrino Christopher Marlowe, Faust e Il diavolo innamorato con il nuovo racconto del mio Marlowe, lasciatemi chiudere con le parole del Maestro di color che leggono: Jorge Luis Borges, con un estratto dalla sua introduzione all’edizione della Biblioteca di Babele di Franco Maria Ricci (1978):

«L’argomento di Cazotte non si riduce a un artificio del Demonio che assume forma di donna per impadronirsi di Alvaro; il Demonio, irretito nel suo stesso gioco, si innamora di Alvaro, come se la fugace mascherata avesse trasformato la sua essenza, fino a mutarlo nella vera e appassionata eroina dell’opera […]. La maschera è il volto; la satanica seduttrice è la sedotta.»

Lucio

Biondetta

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Pubblicato da su novembre 28, 2013 in Note

 

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