RSS

Note dell’autore 4

26 Lug

Invito a cena con Tolstoj” è il primo racconto che ho scritto ridendo dall’inizio alla fine!
Come ho già detto, io scrivo “in preda” all’ispirazione, aggiustando davvero poco di ciò che scrivo di getto: spesso l’idea iniziale cambia in corso di scrittura, anche se in questi primi racconti non ci sono state variazioni di rilievo dal plot iniziale. È un sistema di scrittura altamente sconsigliato per chi voglia scrivere a livello professionale: visto che io non ho queste aspirazioni, posso lasciarmi andare al flusso di ciò che scrivono le mie dita e poi divertirmi a rileggere.
Gestire più personaggi è un lavoraccio e una cena in un “nido di nobili” (per usare il titolo di un celebre romanzo di Turghenev) era una bella idea ma davvero impossibile da gestire per uno che – come me – non fa bozze o schemi o biografie dei personaggi. Il racconto in questione, come tutti questi primi racconti, l’ho scritto di getto nella esatta sequenza in cui lo leggete, e quindi dovevo barcamenarmi per ridurre al minimo i personaggi anche in una sala piena di gente.

Esce fuori il Marlowe che ama comprare cose, che dall’ideologia del “compenso in libri” si rende conto che con i soldi ci si possono fare più cose. Da stereotipo si sta sgretolando in essere umano, che disprezza lo spreco di soldi semplicemente perché avrebbe voglia lui di spenderli in altro modo.

In un mare di citazioni – come il sigaro Montecristo in omaggio al ciclo omonimo di Stefano Di Marino – faccio rilevare “Il club dei suicidi” di Stevenson, un racconto che mi si è appiccicato addosso ed è diventato parte di me: non potevo non citarlo in un’occasione del genere. Una ventina d’anni fa mi frullava per la mente l’idea di scriverne una versione moderna, ma bisognerebbe essere uno scrittore per farlo: io non lo sono! 😉

«Ho già trovato un editore interessato alle mie memorie, sa? Mi ha proposto il titolo di Confessioni, ma io titubo» feci l’aria titubante, «mi sono detto: ma che sono, Sant’Agostino?» Spero si capisca il gioco sul fatto che sia Tolstoj che Agostino hanno scritto un memoriale dal titolo “Confessioni”…

A proposito di citazioni velate, quando l’ispettore chiede a Marlowe se abbia apprezzato la recitazione dei due attori-cani, lo spirito della scena deriva direttamente da una sequenza di “Amore e guerra” di Woody Allen, una scena che dopo trent’anni mi fa ancora scompisciare!
Alle truppe fanno vedere uno spettacolino “igienico” per metterle in guardia dalle malattie veneree contratte da rapporti occasionali, e poi chiedono a Woody:
«Che ne dici della commedia?»
«Ah, fiaccia, non mi ha mai catturato, benché il dottore recitasse con slancio e con verve, e la ragazza abbia avuto momenti pregnanti, una maliziosa satira di costume contemporaneo, molto furba: va più al cuore che alla testa.»
Le parole sono diverse, ovviamente, ma lo spirito della mia scena è identico 😉

L.

woody

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su luglio 26, 2013 in Note

 

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: