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Il Mito delle Origini 1

01 Mar

Era il settembre del 2010 quando scrissi a Mauro Smocovich (direttore di ThrillerMagazine, rivista per la quale all’epoca curavo solo alcune rubriche tematiche: Pseudobiblia, CineFurious e Lo sguardo dell’altro) e Marilù Oliva (che in quel momento stava riscuotendo consensi per il suo secondo romanzo, l’ottimo ¡Tú la pagarás!) raccontando di alcune mie disavventure in una nota grande libreria di Roma. Fui molto “pittoresco” e qualcosa scattò in Mauro, il quale mi lanciò una specie di sfida: perché non scrivevo una serie di racconti gialli-umoristici di ambiente librario?

Ripresomi dall’emozione e dalla lusinga di tale proposta, il pensiero mi vovò all’istante a mister Lupowitz, lo sprezzante investigatore hardboiled dell’irresistibile Mister Big, racconto di Woody Allen (contenuto in Saperla lunga) che sin da ragazzo ho letto e riletto fino allo sfinimento (nell’edizione Tascabili Bompiani 1986).
«Cosa posso fare per voi, dolcezza?» Così esordisce l’io narrante del racconto – scritto in prima persona al passato, come ogni hardboiled che si rispetti – «Voglio che troviate qualcuno per mio conto: Dio» è la risposta della bionda mozzafiato, classico clichè del genere.
Le avventure di un invstigatore privato che si fa chiamare Kaiser, e che accetta di trovare Dio per conto di una studentessa di filosofia che vuole fare bella figura al suo corso, mi hanno sempre deliziato ad ogni lettura.
Ecco un estratto del dialogo fra investigatore e cliente bionda:

«Com’è fatto Dio?»
«Non l’ho mai visto.»
«Bene, come sapete che esiste?»
«È affare vostro scoprirlo.»
«Oh, magnifico. Allora non sapete che aspetto abbia? O dove cominciare a cercarlo?»
«No davvero, malgrado sospetti che sia dovunque. Nell’aria, in ogni fiore, in voi, in me ed in questa sedia.»
Oh, oh: così era panteista. Presi nota mentalmente della cosa e dissi che avrei fatto un tentativo sul suo caso, per cento dollari al giorno, spese e cenetta a due incluse.

Mi affascinava l’idea di un personaggio saldamente legato ai canoni della narrativa di genere che però, cambiando un solo elemento all’equazione, risultasse addirittura nuovo. La classica storia dell’investigatore che accetta un caso scottante da una bionda mozzafiato diventa tutt’altro se il caso in questione è qualcosa che esula totalmente dai soliti argomenti di genere (soldi e vendetta, e i loro infiniti incroci).
Volevo creare il mio Lupowitz: un personaggio fortemente di genere, in questo caso hardboiled, alle prese con argomenti del tutto estranei ai suoi schemi. Marlowe, non quel Marlowe, stava premendo per nascere!

Per oggi mi fermo qui, ma chiudo con un altro estratto da Mister Big:
«Kaiser, tu sei matto!»
«No, bambina. Ti sei fatta passare per panteista e ciò ti avrebbe messo in contatto con Lui, se esisteva – ed esisteva. Egli è venuto con te al party da Shelby e, mentre Jason non guardava, tu L’hai ucciso.»
«Chi diavolo sono Shelby e Jason?»
«Che importa? La vita è una cosa assurda in ogni caso.»

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Pubblicato da su marzo 1, 2013 in Il Mito

 

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